martedì, febbraio 28, 2006

almeno oggi

Almeno oggi c'è il sole. Chissà se basterà a rianimare il tempo. Un abbraccio a 3C.. stamattina volevo offrirle un caffè, ma il cellulare era stand-by.

PS volevo fare un commento su Match point, c'è chi ha reclamato che non abbia detto nulla...
è difficile dire qualcosa a riguardo: scontato, prevedibile, troppo belli, troppe labbra, dialoghi insostenibili (gioco duro, giochi duro...). Il migliore Woody Allen degli ultimi anni? mah...

venerdì, febbraio 24, 2006

Tiranni pensieri. Incontrollati pensieri



Non si legge tutto con la stessa intensità. C’è il tempo della distrazione e quello in cui i nostri stimoli più profondi sono assorbiti dai nostri pensieri.
Tiranni pensieri. Incontrollati pensieri.
Decine e decine di coste colorate: arancio, carta da zucchero, nero, rosso, pastello. Tonalità sbiadite dal tempo, dal sole, dalla sabbia, dall’usura, dalla noncuranza.
Altezze variabili, caratteri, titoli, intestazioni. E le copertine che odi, quelle che non capisci, quelle che “questo lo compro”, quelle che ami, quelle che ti ingannano. Tutto in parallelo con le mie età. Il prospetto di una combinazione casuale, dovuta ad un ordine un tempo così importante, mi si para davanti come una bandiera di nostalgia e pentimento. C’è il libro che odi, perché hai odiato chi te l’ha regalato. È lì.
C’è quello che non hai letto, e lo so è banale, magari non lo leggerò mai.
C’è l’idea, le corse in libreria, le prospettive, il sogno magico lontano dei diciannove, la speranza sfrontata di saper comprendere e Corso Vittorio in una notte d’inverno.
Fermi e immobili come un monumento della memoria. E una storia che non ti appartiene diventa improvvisamente tua se ci ritrovi dentro lo sguardo perduto di qualche anno fa.

photo francesco survara

mercoledì, febbraio 22, 2006

E'

E' difficile essere sempre in linea e ancora di più non volerlo essere.

lunedì, febbraio 20, 2006

Se non siete mai stati a Viareggio


Partenza da Lucca, salutiamo la signora Gianna e la stanza Rossa (agriturismo az. Celli, San Martino in Freddana) e ci mettiamo in cammino: io, lui e le nostre immancabili compagne…D70 ed F100.
Poco più di 20 km e siamo sul mare. Viareggio ci accoglie alla stazione, come la più classica delle immagini, venendoci in contro in bicicletta. Tutte le età sulla due ruote più famosa della terra. Perché qui andare in bicicletta è possibile: pianura, aree pedonali, poco traffico.
Ci incamminiamo verso il lungomare, qualche passo e già un’aria colorata di coriandoli e mascherine ci avvolge completamente: dai balconi pendono festoni e maschere di cartapesta; qualcuno dalla finestra ci guarda incuriosito. Popolo dei turisti a raccolta.
Borse (fotografiche) alla mano ci avviciniamo all’ingresso. E si, perché al Carnevale di Viareggio si entra. Non lo si va a vedere “ci si entra” dentro. E si paga, “se tu non s’è Lucchese” (come qualcuno ironicamente canta…).
Oltrepassato il cancello, il lungomare è come un circo massimo senza gladiatori. I carri ci si parano davanti maestosi e addormentati, alti come un palazzo di cinque piani, tanti curiosi qua e là li mostrano ai bambini, interessati, all’apparenza, solo al lancio dei coriandoli.
Facciamo un primo giro, D70 ed F100 vengono messe all’opera, mentre io faccio la mia solita (ed unica) polaroid attirando l’attenzione di qualche curioso che scatta foto dal cellulare, io mi sento molto trendy, hyppy, huppy, con la mia image anni 70…
Il tempo di mangiare qualcosa e di discutere con un venditore di coriandoli che non intende “amicarsi” le nostre due compagne di VIAreGGIO e il carnevale esplode in un tripudio di voci e suoni e colori e parrucche, di ragazze peterpan in minigonna e di carri animati da decine e decine di ragazzi, uomini, donne, anziani in completo blue e argento e riccioli artificiali.
I carri ci passano sotto agli occhi uno dopo l’altro e i meccanismi del movimento mi affascinano più di ogni altra cosa. Arti artificiali, teste giganti di toro (con fumo dalle narici annesso) e l’immancabile Berlusconi che fa il contratto con gli italiani, ma si sa “a carnevale ogni scherzo vale…”
Dopo aver fatto la spola da un lato all’altro per non perdere nulla, nessun dettaglio, nessun particolare, (nessuna inquadratura), rimediamo una bella spruzzata di schiuma da barba e una manciatina (ina???) di coriandoli rosa che a ben guardare ho ancora qui nella tasca…
A poco a poco il movimento si attenua, i carri si fermano, si svuotano, si spopolano. Noi rivolti verso l’uscita ci allontaniamo distrutti, diretti verso il ritorno e le nostre 4 ore di autostrada (che poi non abbiamo preso) e sorridendoci perplessi ci chiediamo noi che tradizione si abbia.
Se non siete mai stati a Viareggio… è il caso di andare.

photo francesco survara

sabato, febbraio 18, 2006

Incantati dalla città incantata

Chiunque lo abbia visto, alla mia affermazione “stasera vedo la Città incantata” non ha potuto fare a meno di esclamare: bellissimo, meraviglioso, straordinario.
E questo lo sento dire da anni, dal 2003 quando chi lo vide al cinema, restò senza fiato.
Un regalo per l’anima: poetico e sottile, come acqua che scorre, e ne scorre tanta: nella città incantata un oceano separa un mondo di mostri e umani-non umani da un resto del mondo che è come se non esistesse. Sull’acqua corre un treno di sola andata e nell’acqua si immergono ospiti in cerca di purificazione: il Dio del denaro fagocitante e lo spirito del fiume imprigionato in una melma di oggetti.
Metafore illuminanti della società con una speranza ultima di ritrovarsi dove i maiali non sono quelli di Orwell, ma ritornano ad essere umani.

venerdì, febbraio 17, 2006

una serata complicata

Scusate l’amarezza. Quella che ti assale mentre lasci scorrere la tua ennesima serata grigio topo, abbinata al maglione.
Scusate la “maldestrezza”: sostantivo deaggettivale femminile singolare. Arte dell’essere maldestri con la destrezza del professionista.
Scusate la sveltezza con la quale velocemente rendo veloce l’argomentare, tutto a mio favore, perché è così facile raccontarsi cazzate terapeutiche.
Scusate il mentire, che non è in –ezza. Suffisso per creare nomi da aggettivi.
Bello, bellezza.
Pieno, pienezza.
Triste, tristezza.

giovedì, febbraio 16, 2006


Per ora mi presento da lontano...
linda, o lindiji, lindolin, lindina, linduzza, linde come le mie amiche preferiscono chiamarmi.
Questa è una delle mie foto preferite: Galizia, mossa dal vento, sole e immensità dell'oceano atlantico.
un viaggio selvaggio e zingaro nella spagna del nord, 6000 km di asfalto, benzina, pedaggi, strade di verde intenso e mare a strapiombo. Incontri, scontri, sorrisi e cibo.
Voglia di fuggire

cominciamo col dire...

non ho mai avuto un blog, ultimamente l'idea ha iniziato a stuzzicarmi, forse per la possibilità di scrivere e rileggere le proprie parole come in uno spazio in un certo senso "pubblico".