Se non siete mai stati a Viareggio

Partenza da Lucca, salutiamo la signora Gianna e la stanza Rossa (agriturismo az. Celli, San Martino in Freddana) e ci mettiamo in cammino: io, lui e le nostre immancabili compagne…D70 ed F100.
Poco più di 20 km e siamo sul mare. Viareggio ci accoglie alla stazione, come la più classica delle immagini, venendoci in contro in bicicletta. Tutte le età sulla due ruote più famosa della terra. Perché qui andare in bicicletta è possibile: pianura, aree pedonali, poco traffico.
Ci incamminiamo verso il lungomare, qualche passo e già un’aria colorata di coriandoli e mascherine ci avvolge completamente: dai balconi pendono festoni e maschere di cartapesta; qualcuno dalla finestra ci guarda incuriosito. Popolo dei turisti a raccolta.
Borse (fotografiche) alla mano ci avviciniamo all’ingresso. E si, perché al Carnevale di Viareggio si entra. Non lo si va a vedere “ci si entra” dentro. E si paga, “se tu non s’è Lucchese” (come qualcuno ironicamente canta…).
Oltrepassato il cancello, il lungomare è come un circo massimo senza gladiatori. I carri ci si parano davanti maestosi e addormentati, alti come un palazzo di cinque piani, tanti curiosi qua e là li mostrano ai bambini, interessati, all’apparenza, solo al lancio dei coriandoli.
Facciamo un primo giro, D70 ed F100 vengono messe all’opera, mentre io faccio la mia solita (ed unica) polaroid attirando l’attenzione di qualche curioso che scatta foto dal cellulare, io mi sento molto trendy, hyppy, huppy, con la mia image anni 70…
Il tempo di mangiare qualcosa e di discutere con un venditore di coriandoli che non intende “amicarsi” le nostre due compagne di VIAreGGIO e il carnevale esplode in un tripudio di voci e suoni e colori e parrucche, di ragazze peterpan in minigonna e di carri animati da decine e decine di ragazzi, uomini, donne, anziani in completo blue e argento e riccioli artificiali.
I carri ci passano sotto agli occhi uno dopo l’altro e i meccanismi del movimento mi affascinano più di ogni altra cosa. Arti artificiali, teste giganti di toro (con fumo dalle narici annesso) e l’immancabile Berlusconi che fa il contratto con gli italiani, ma si sa “a carnevale ogni scherzo vale…”
Dopo aver fatto la spola da un lato all’altro per non perdere nulla, nessun dettaglio, nessun particolare, (nessuna inquadratura), rimediamo una bella spruzzata di schiuma da barba e una manciatina (ina???) di coriandoli rosa che a ben guardare ho ancora qui nella tasca…
A poco a poco il movimento si attenua, i carri si fermano, si svuotano, si spopolano. Noi rivolti verso l’uscita ci allontaniamo distrutti, diretti verso il ritorno e le nostre 4 ore di autostrada (che poi non abbiamo preso) e sorridendoci perplessi ci chiediamo noi che tradizione si abbia.
Se non siete mai stati a Viareggio… è il caso di andare.
photo francesco survara

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