Riflessioni in notturna
[...] e anche una faticosa via traversa mi sembrava preferibile ad una via chiusa.
Nelle mie perenigrazioni libresche serali mi sono imbattuta in questa frase che ha calamitato la mia attenzione ed ha aperto uno squarcio sulla realtà, che magari durerà un attimo e poi lascerà di nuovo il campo alla mia lente grigio topo che ingigantisce la mia percezione del mondo.
Una via chiusa, l'oggetto del contendere è esattamente quello. Quello di sentirsi in una strettoia e convincersi che non c'è granchè da fare, che le prospettive sono all'infinito (come geometria descrittiva insegna) e che la strada è chiusa. Anzi la via. Che è più sottile, che non è fisica. Ma metafisica. E allora subito dopo, torno indietro e trovo la faticosa via traversa che è preferibile alla chiusura. All'impossibilità. E qui entra in gioco l'esistenza e la possibilità per l'appunto di giocarserla. Una faticosa via traversa, faticosa. Dura. Durissima. Piuttosto che rinunciare, meglio affaticarsi e la prospettiva non è all'infinito, ma dietro l'angolo. Siamo socialmente abituati a credere che la risoluzione dei problemi debba essere immediata, o comunque semplice, è un pensiero che ha un'origine incerta, visto che in generale la realtà procede in tutt'altra maniera. La via è sempre traversa. Ma non è questo che mi ha scosso.
Mi scuote la possibilità di formulare un pensiero alternativo che non è quello del compatimento, ma è quello della forza d'animo. Meglio affaticarsi lungo un sentiero inclinato a 180°, che credere all'impossibilità di arrivare in cima. Soprattutto perchè la cima esiste.
Eugen Herrigel, Lo zen e il tiro con l'arco, Adelphi

4 Comments:
Invece della traversa inclinata a 180°, prova a pensare a te stessa che ruoti di 180° proseguendo a camminare sempre per la stessa via.
Intanto vedresti la via che hai appena fatto camminando all'indietro e quindi la guarderesti staccandotene... poi cammineresti alla cieca, affidantodi ad altri sensi; e tutto sommato poi anche se andassi a sbattere vorrebbe dire che hai incontrato qualcosa di inaspettato sulla via...
Ora ti rigiri di nuovo di 180° e ti rimetti a camminare come all'inizio, solo che ti ricordi di una carezza fatta da un tuo caro amico mentre ti sentivi persa; ed ecco che inizi a staccarti da terra e a volare leggera.
Incominci a vedere gli alberi tutto intorno alla via, ti avvicini agli uccellini, ai fiori..
improvvisamente scopri che non hai più l'ansia di arrivare alla fine della via, ma incece una voglia sfrenata di odorare tutti quei profumi, di giocare nel bosco, di farci l'amore, e poi di farti una fresca doccia sotto la cascata lì in fondo, ridendo e piangendo di gioia, finalmente libera..
Perchè nel bosco ci sono gli altri: i tuoi genitori, tuo fratello, le tue più care amiche, l'uomo che ti ama. Sono tutti lì, nel bosco.
La cima forse non c'è, forse c'è una gioia nel carpire la molteplicità della vita dentro e fuori.
Forse più prospettive si hanno e più c'è possibilità di armonia e pace.
So che hai ragione. Solo questo mi viene da dire. Evidentemente si tratta di spostarsi 5cm più in là rispetto alla posizione in cui ci troviamo ora. Chissà perchè, come e quando. Non riesco ancora a fare un passaggio, il famoso cambio di prospettiva. Tu lo sai.
Accettare ed accettarsi. Se solo sapessi cosa fare...
E comunque al di là dei discorsi, sono stra-contenta che abbia lasciato qui un tuo passaggio.
Ciao Linda!
di sicuro è meglio una strada tortuosa di una chiusa in cui non puoi neanche entrare per vedere come è fatta.
Ma è anche vero che a volte non siamo così forti da affrontare tutti gli ostacoli che ci troviamo davanti, e allora torniamo indietro. Ma se facciamo così, al 99% ce ne pentiamo e non sempre abbiamo una seconda possibilità.
Insomma, è sempre tutto così difficile, e forse noi con questi pensieri lo complichiamo di più.
O forse sono io che ho detto un bel pò di banalità!!
cmq sia, in bocca al lupo per tutto, anche e soprattutto per la via tortuosa.
Michy
chi pratica mountin bike ha imparato una cosa: per arrivare alla fine della corsa devi dosare le forze. lungo il crinale, aspro, rigorosamente in salita, l'occhio abbraccia l'Insieme e cerca la via traversa. Non la scorciatoria, bensè quel sentiero in grado di farti riprendere fiato, goderti il panorama durante il viaggio.
Amo le vie traverse anche nella vita, perchè mi dicono che sono una viaggiatrice.
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